LE FANTERIE ITALIANE ALL’EPOCA DELLE COMPAGNIE DI VENTURA

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Nell’ambito degli eserciti di ventura che fra il XV ed il XVI secolo hanno scorrazzato per lo stivale, le truppe composte da mercenari di provenienza nostrana si discostavano per struttura ed armamento dal resto degli eserciti coevi.

Le figure principali presenti fra le fila di condottieri quali Pandolfo Malatesta o il Colleoni (o più correttamente Coglioni), per citarne solo due fra i molti, si differenziavano per funzione e quindi per armamento. Fra i combattenti “diretti” troviamo i rotellieri, armati di spada e scudo tondo, di dimensioni ridotte, che ingaggiavano nel corpo a corpo le truppe nemiche. Altri con la stessa funzione utilizzavano uno scudo ovale di dimensioni maggiori, ma sempre utile nello scontro non in linea. Continua »

“L’elefante indiano non teme le zanzare” – Portastendardo malatestiano

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Nella simbologia malatestiana l’elefante indiano riveste un ruolo di primissimo piano, raffigurato su medaglie, statue, bassorilievi è spesso accompagnato dal motto “l’elefante indiano non teme le zanzare” a simboleggiare che il potente non si cura dei fastidi procurati dai piccoli. Continua »

L’araldica militare di Pandolfo III Malatesta, signore di Brescia e Bergamo.

Da Soldatini num. 105, marzo-aprile 2014

Nell’Archivio di Stato di Fano sono conservati i registri delle spese sostenute da Pandolfo III Malatesta durante la sua signoria a Brescia e Bergamo all’inizio del 1400.

In questi documenti si trova uno spaccato della vita di corte dell’epoca, e la descrizione precisa dell’araldica militare adottata in quel periodo dal Malatesta e dalla sua “casa”, quest’ultima composta da paggi, famigli, trombetti e altri stipendiati non militari.

Pandolfo, padre del più famoso Sigismondo Malatesta, divenne signore di Brescia nel 1404 durante il vuoto di potere e caos politico conseguito alla morte di Gian Galeazzo Visconti, che aveva riunito il più vasto dominio territoriale di Milano. Continua »

Le croci rosse dei veneziani alla battaglia di Agnadello e i segni di riconoscimento degli eserciti italiani nel XVI° secolo.

Da Soldatini num. 101, luglio-agosto 2013

 

Il cronista Gianandrea del Prato, autore della Cronaca di Milano dall’anno 1499 sino al 1519, parlando della battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509 tra le truppe veneziane e quelle francesi del re Luigi XII, si sofferma su di uno stratagemma ideato da Giacomo Trivulzio, capitano milanese al soldo dei francesi. Il del Prato scrive: “Alcuni mi dicono, che nel cominciar della battaglia il Trivulzio, con intendimento, mandò una compagnia falsa con le croce rosse verso l’artiglieria de’ nemici, et quella con arte impedirno, non essendo da prima conosciuti da la squadra de’ soldati Veneciani, li quali portavano altresì la croce rossa, sì come quegli aviano”. Continua »

I soldatini di Luca Carmagnola Vietti

Unità di lance spezzate milanesi con araldica della battaglia di Anghiari, 29 giugno 1440 Continua »

Le insegne della battaglia di Mühlberg 1547

Articolo pubblicato su “Soldatini” numero 96, ottobre 2012

Nella biografia intitolata “Vita dell’invittissimo imperatore Carlo V austriaco” scritta da Gregorio Leti, sono ben descritte le insegne appartenute all’esercito imperiale nella spedizione in Germania contro i luterani, impresa che portò alla battaglia di Mühlberg del 1547. Questo testo si trova in rete ed è scaricabile da Google libri nell’edizione del 1700, la stessa della stesura. Leti racconta la vita dell’imperatore asburgico utilizzando le cronache coeve del ‘500 di cronisti come Prudencio de Sandoval, Alfonso de Ulloa, Paolo Giovio e altri.

Prima di descrivere le insegne facciamo brevemente riferimento al fatto storico. Continua »

Il Reiter di Vincenzo Alberici

UNA NUOVA VISIONE DELLA CAVALLERIA

Il periodo storico compreso tra la metà del 1500 ed il 1600 vede la nascita di una nuova specialità, all’interno dei corpi di cavalleria europei, mai comparsa prima sui campi di battaglia.

Si tratta dei “Reiter” (o Ritter, dal tedesco “cavaliere”), una sorta di cavalleria leggera armata di armi da fuoco che praticava la tattica del caracollo, ovvero una sorta di carosello praticato di fronte alle linee nemiche che permetteva al cavaliere di caricare verso il nemico, sparare, tornare verso le proprie linee, ricaricare e ripetere l’operazione.

Questa specialità nasce propriamente dalla commistione fra le truppe di cavalleria leggera, fino ad allora utilizzate con compiti di esplorazione e disturbo, e la sempre maggior introduzione delle armi da fuoco quale armamento principale degli eserciti. Continua »

Georg von Fundsberg di Francesco Sbarile

Celebre capitano tedesco, nato nel castello di Mindelheim (presso Memmingen) il 24 settembre 1473. Fu avviato alla vita militare dallo stesso padre, Ulrico, uno dei capi della lega sveva; poi passò al servizio di Massimiliano I° imperatore, combattendo sia contro gli Svizzeri (1504) sia contro Venezia, durante le guerre della Lega di Cambrai e della Lega santa. Ma la celebrità gli doveva arridere soltanto nell’età di Carlo V; ebbe allora, dapprima il comando supremo delle forze imperiali per l’attacco contro la Francia nella Piccardia, poi scese in Italia, vincendo nel 1522 presso la Bicocca l’esercito francese. Continua »

Caravaggio 1448. L’assedio, le battaglie, l’araldica

Caravaggio 1448 l'assedio le battaglie l'araldica

Si tratta della battaglia di Caravaggio del 1448, uno scontro poco conosciuto ma importante nel quadro della lunga guerra tra la signoria di Venezia e quella di Milano. Infatti la schiacciante vittoria di Francesco Sforza sulle truppe veneziane favorì l’ascesa politico-militare del condottiero di Cotignola verso l’ingresso trionfale in Milano del marzo 1450 e il suo insediamento come  duca.

Pubblicato e distribuito da Acies Edizioni http://www.aciesedizioni.it/ingresso-ita.htm

224 pagine 14 tavole a colori.

 

 

Pirro Baglioni da Sipicciano

Pirro Baglioni da Sipicciano

Il libro del mio amico Claudio Mancini

Ecco la sua presentazione:

Le più importanti vicende politico-militari del sec. XVI per l’egemonia sull’Europa e sull’Italia da parte della Spagna e della Francia vedono coinvolto uno dei capitani di ventura più in vista dell’epoca: Pirro Baglioni da Sipicciano. Personaggio straordinario di grande valenza militare e politica, Pirro offre i suoi servizi ai pontefici Clemente VII e Paolo III, all’imperatore Carlo V e al Re Francesco I di Francia, al Granduca di Toscana Cosimo de’ Medici, partecipando alle campagne d’Italia e d’Europa. Dal carattere forte, controverso, irascibile che manifesta soprattutto sul campo di battaglia, è capace di essere affettuoso in famiglia, timorato di Dio e molto devoto. E’ protagonista nella battaglia di Montemurlo del 1537 che riporta i Medici a Firenze, diventa eroe a Carignano nell’assedio francese del 1544, partecipa alla guerra di Smalcalda del 1546-1547. Riceve onorificenze e benefici da Cosimo de’ Medici; Carlo V gli concede possedimenti nel Regno di Napoli e il marchesato di Mortara. È tra i fondatori dell’Accademia degli Umidi, poi Accademia Fiorentina, dove Niccolò Martelli e Antonfrancesco Grazzini, illustri letterati, gli dedicano alcuni sonetti. Sono inoltre numerose le “imprese” che gli storici e biografi Paolo Giovio, Lodovico Domenichi, e Giovanni Ferro gli intitolano per celebrare atti di eroismo compiuti sul campo di battaglia.

Distribuito da edizioni Archeoares Viterbo:  http://www.edizioniarcheoares.it/