Le cernite bresciane

Capitolo tratto dal mio libro “Caravaggio 1448” Acies Edizioni

http://www.aciesedizioni.it/Libri/caravaggio1448-ita.htm

Le cernite o cernide erano contadini e cittadini reclutati nei luoghi soggetti al dominio di Venezia. Ogni comune era infatti obbligato a fornire un certo numero di uomini abili alle armi, sulla base delle condizioni economiche e del numero di abitanti1. Di età compresa tra i 18 e i 34 anni, secondo alcune fonti, mentre per altre tra i 18 e i 60, questi non dovevano essere né servi né poveri, uno per famiglia che non fosse capofamiglia. Erano esenti da alcune tasse, ma dovevano procurarsi da sé le armi2. Le cernite, chiamate in seguito anche ordinanze, normalmente erano scarsamente addestrate, ma quando dovevano andare “al campo”, cioè in guerra, l’addestramento si intensificava e la ferma diventava un servizio militare per un tempo determinato; in questo caso gli uomini venivano pagati in parte dai comuni in parte dalla Serenissima3.

Gabriele Chiesa nel suo “Le armi delle Cernide Bresciane” cita la più antica testimonianza di leva di questo genere effettuata nel bresciano nel 1446, nella quale il capitano generale della città di Brescia, si interessava del “Compartitio hominum electorum seu Cernetarum ex Brixiensi Districtu” cioè del reparto degli uomini eletti o cernite che provenivano dal distretto di Brescia. Inoltre organizzava il loro addestramento: “ut starent parati se levaturi ad omnem requisitionem” cioè affinché stessero pronti ad ogni richiesta4.

Durante l’assedio di Caravaggio vennero utilizzate da Venezia in prevalenza cernite provenienti dalle città lombarde. Brescia, secondo il da Soldo, inviò 6.000 uomini, scelti nel contado e nella città mentre Bergamo ne inviò 3.0005.

Nell’Archivio di Stato di Brescia sono conservate le Provvisioni del comune con le delibere attuate all’epoca dei fatti, dall’assemblea del Consiglio presieduta dal podestà Pietro Pisani. Questi documenti attestano minuziosamente le decisioni dei consiglieri di inviare cernite e guastatori presso l’esercito a seconda delle richieste della Serenissima.

Il primo di agosto 1448 venne deliberato l’invio “salarium centum balistarios pro diebus XV” cioè di 100 balestrieri salariati per 15 giorni6.

L’11 agosto i magnifici signori, il podestà e i capitani, visto una nuova richiesta della Serenissima, decisero che si inviasse al più presto all’esercito cernite formate da 500 fanti armati della città e 1.500 dai distretti del contado. Comandarono inoltre l’invio di un notabile della città in ogni quadra7 del distretto di Brescia affinché sollecitasse l’invio di questa tassa8 e controllasse anche che fossero partiti tutti quelli arruolati in una tassa precedente9.

Il giorno dopo a causa di un ulteriore richiesta veneziana di cernite, il consiglio deliberò di inviare altri 500 fanti dalla città e 2.400 dal contado in aggiunta ai 1.500 che erano stati inviati in precedenza10. Sempre lo stesso giorno, il 12 agosto, probabilmente dopo la riunione del Consiglio, il podestà Pietro Pisani spedì una lettera ai senatori veneziani per rassicurarli dell’invio dei rinforzi bresciani all’esercito in campo a Caravaggio11. Di seguito ecco il testo della lettera:

Magnifici et preclarissimi maiores […]. Per exterminar gli inimici nostri / e azò che lo exercito nostro sia potentissimo, havemo deliberà cum questa magnifica / et fidelissima comunità che, oltre le Cernite 2.000 e ballestrierj 100 mandadi in campo, de novo vegnano in campo altri huominj uteli et apti ad arme, tra di fora e dentro de la cità tolti 2.000 Item tuti questi fidelissimj / provisionati brexani, hano promesso, cum le persone amici e sequaci, e cum el suo / poter, vegnir in campo. Apresso havemo scrito a le Spectabili miser Zorzi e Piero / de Ledrono12 provisionati che mandano bon numero de cernite. Siché, Deo dante, / azò che plui ogni persona vegna vulentieri, mi capitaneo personaliter monterò / a cavalo e condurò queste cernite, in le qual procureremo esser plui balisterii / sarà possibele, e quelle condure in campo. Valete. Ex Brixia, die / XII augusti 1448.

Rector Brixia

Nel testo si può notare che il podestà parla prima delle 2.000 cernite e dei 100 balestrieri già inviati, riferibili alle delibere del 1° e dell’ 11 agosto, mentre i successivi 2.000 fidelissimj provisionati citati assieme alle cernite degli spectabili miser Zorzi e Piero dovrebbero riferirsi alla delibera del 12 agosto. Pietro Pisani conclude la lettera dicendo che avrebbe accompagnato personalmente i rinforzi all’esercito. Quest’ultimo fatto era relativo al problema che spesso molti uomini disertassero durante il tragitto.

Questo tipo di leva era pressoché obbligatoria, ma non tutti i cittadini erano contenti di andare a servire nell’esercito. Nel consiglio comunale del 16 agosto si legge: Venne poi loro esposto che Cristoforo de Soldo, uno dei Sapienti della Guerra, che, come a tutti è noto si era ordinato che la città e i cittadini di Brescia fornissero 500 fanti, da inviarsi per pura generosità e gratis per la difesa dello stato e dell’esercito della Serenissima, e questi 500 fanti furono ripartiti per ogni singola quadra della città, a seconda del loro estimo. Ma in verità nella mostra fatta nell’esercito, si trovano soltanto 300 fanti, mentre dovevano essere 500: dal che si comprende chiaramente che non tutti hanno inviato gli uomini dovuti. Pertanto, per un principio di equità, Cristoforo proponeva che venga imposta una taglia uguale, perché tutti partecipino ugualmente alla spesa13.

Le delibere decidevano quanti uomini venivano mandati, ma il loro numero in realtà poteva risultare di molto ridotto al momento delle mostre14 a causa delle defezioni, di conseguenza non è possibile stabilire il numero di bresciani effettivamente impiegati per il soccorso a Caravaggio. Comunque tra cernite e contadini, considerando quelli deliberati e scritti nelle provvisioni, avremmo un totale di 6.500 uomini, cifra che si avvicina ai 6.000 del da Soldo.

A queste riunioni del consiglio comunale ne seguirono altre due, una il 26 agosto e l’altra il 10 settembre, dove si decise l’invio di ulteriori rinforzi richiesti ma questa volta formati da balestrieri e schioppettieri e in numero imprecisato 15.

Le cernite dell’esercito veneziano di solito venivano arruolate sopratutto per presidiare i luoghi di confine. A questo proposito ecco una lettera indirizzata ai provveditori veneziani da un certo Jacopo Torcio, responsabile delle cernite del paese di Breno in Valcamonica16.

Magnifici […] domini honoratissimi. A questa di seguido y comandamenti vostri, manday le cernite de questa comunità in campo / Vo perché dapoy per segureza del dosso da Cortena, locho de grandissima importantia, el suo bissogno mandar taxa altri homeni, de la qual cosa gravandose li homeni de questa valle per esser agravata ultra el dover e ultra la soa taxa a quelli […] da Bressa / e aparso de cassar altretanti homeni de quelli venero in campo quanti soy quelli sono mandati nel dosso da Cortene e per tanto prego le Vostre che se degni dare licentia a 20 de quelle cernite / azò se toglia la consegna a questi homeni de gravarli.

Ex Breno 12 agosto 1448

Jacobus Torcius omissis doctor

Il dosso da Cortena o Cortene, luogo di grandissima importanza, si trovava nelle vicinanze dell’odierno Còrteno Golgi paese della Valcamonica, all’epoca baluardo veneziano situato al confine con la milanese Valtellina. Quasi commovente la supplica del Jacopo affinché la Serenissima dia licentia a 20 cittadini di Breno di poter ritornare a casa per salvare i raccolti.

Secondo lo storico Michael Mallett i veneziani iniziarono ad usare le cernite con funzioni di presidio ai confini già dal 1404, con uomini abili tra i 18 e i 60 anni17. Ma Venezia non era l’unica ad utilizzare questi fanti, il da Soldo cita cernite milanesi e pavesi a Caravaggio18 e anche Firenze usava servirsi di cernite come le 400 citate nella relazione di Luca degli Albizzi sulla battaglia di San Romano19. Le signorie italiane continueranno ad usare questa milizia, reclutata tra i propri sudditi, anche nel ‘500, sono note le ordinanze fiorentine formate da Niccolò Machiavelli con risultati però molto scadenti.

La repubblica di Venezia sarà sempre all’avanguardia per l’impiego di queste truppe, che affiancherà ai fanti mercenari chiamati provvisionati, con l’intento graduale di formare una fanteria nazionale. Ma milizie o cernite saranno raramente all’altezza dei fanti di professione e il loro rendimento sarà poco apprezzato causa la preparazione spesso approssimativa e l’armamento carente.

Ad Agnadello nel 1509, le cernite costituiranno la metà delle forze di fanteria che la Serenissima schiererà in campo, ma con risultati contrastanti. Infatti le cernite friulane guidate da Girolamo Granchio da Mantova resisteranno eroicamente ai francesi assieme ai provvisionati di Pietro dal Monte, fino al massacro20. Le ordinanze padovane che inizialmente combatterono bene, si diedero poi alla fuga, mentre quelle bresciane scapparono prima ancora di combattere portandosi dietro altre fanterie e diversi nobili bresciani quali, Giovan Francesco Gambara, Aloisio Avogadro e Giacomo Secco quest’ultimo di Caravaggio. Per alcuni cronisti dell’epoca fu la fuga di tutti questi bresciani a determinare la sconfitta di Venezia21.

Ma che armi usavano le cernite? Ancora Gabriele Chiesa cita una cronaca inedita del 1499 nella quale un certo Jacopo Valvasone di Maniago raccontando delle feroci incursioni dei turchi nel Friuli

descrive così le armi delle cernite: tutte harmade cum sue curacine et celadine, et quarta parte habbia balestre, li altre habiano spiedi e lanze et questi divisi segondo le aptitudini de li homeni22.

Cernite bresciane

Nella Tavola una ricostruzione delle cernite bresciane a Caravaggio. Le loro armi sono quelle in uso nelle fanterie dell’epoca, lance lunghe, armi in asta come roncole o ronconi e balestre. Come abbiamo visto dai documenti delle provvisioni del comune di Brescia gli uomini scelti provenivano dalla città o dai borghi del contado e dalle valli. Persone dure e pratiche alle armi ma non alla guerra. Il balestriere sulla sinistra del disegno è protetto da una celata sul capo e da una brigantina sul busto, segno che doveva appartenere a qualche famiglia agiata della città o del contado ed era in grado di acquistare le protezioni migliori. Anche il giovane più alto al centro della composizione, per la giornea indossata, in questo caso di velluto sbiadato cioè di colore azzurro tendente al grigio, rappresenta un cittadino benestante. All’epoca infatti i fanti raramente portavano la giornea che era prerogativa dei cavalieri o dei giovani cittadini,

Le altre due cernite appartengono al contado, vestiti più semplicemente e privi totalmente di protezioni, sono armati di lancia lunga e roncola, quest’ultima arma di chiara origine contadina.

Tre degli uomini illustrati indossano le calze alla divisa del comune di Brescia, con i colori bianco e azzurro. Infatti lo stemma di questa città rappresenta il leone rampante d’azzurro in campo d’argento o bianco, come si vede nello Stemmario Trivulziano eseguito nel 1452 circa1. La più antica iconografia certa di questo stemma si trova nella chiesa di San Gottardo in Corte a Milano, nell’arca funebre di Azzone Visconti, datata 1342. Tra le figure scolpite che rappresentano le città soggette al Visconti appare anche Brescia, con lo scudo ornato dal leone rampante. Un’altra rappresentazione dello stemma, dello stesso periodo, si trova nel cortile del palazzo del Broletto di Brescia, datato circa alla metà del XIV secolo. L’arme dipinta, araldicamente si descrive: d’argento al leone d’azzurro, lampassato e osceno di rosso2. Nell’illustrazione lo scudo o targone riverso a terra è decorato con questo leone azzurro.

Molte località del territorio bresciano adottarono sui loro stemmi emblemi o colori che evocassero il dominio di Brescia, come osserva l’araldista suo cittadino Marco Foppoli, soprattutto i borghi fortificati più strategici. Stemmi uguali a quello bresciano, tranne per qualche modifica, vengono attribuiti nel quattrocento a Lonato, Gavardo, Iseo, Pontevico e Salò mentre Orzinuovi, Rovato e Castrezzato portavano emblemi differenti ma con i colori bresciani bianco e azzurro. La maggior parte di queste località mantengono tuttora questi stemmi3.

Lo storico dell’ottocento Federico Odorici riferisce di un documento del 1429 dove viene descritta la livrea o divisa del comune di Brescia durante la festa dell’Assunta del 9 agosto: I trombettieri e gli araldi della città divisati di bianco e di celeste, colori del Municipio bresciano, erano i banditori di simili festeggiamenti4. Dato che le fanterie del quattrocento usavano portare la divisa del loro signore sulle calze e, grazie a questo documento dell’Odorici, è facile supporre che anche gran parte delle nostre cernite bresciane portassero i colori del comune. Anche se sicuramente non tutti questi uomini potevano permettersi di indossare calze alla divisa5.

Alla stessa maniera le cernite bergamasche avranno indossato la divisa del loro comune cioè il partito d’oro e di rosso. Nel trattato di astronomia De Sphaera stampato nel 1472, nella pagina 6 riguardante il pianeta Saturno l’illustrazione mostra dei soldati che assistono ad una esecuzione capitale. I militari portano i colori bergamaschi giallo e rosso su calze, giornee, scudi e stendardi.

Riguardo alle perdite subite dalle cernite durante l’assedio, secondo lo storico bresciano del XVIII secolo Antonio Brognoli tutte le cernite bresciane e bergamasche, perciò 9.000 uomini, furono “in parte tagliate a pezzi, in parte disperse6. Odorici inoltre ricorda che dopo la sconfitta di Caravaggio, mentre lo Sforza prepara l’assedio Brescia “Si misero in arnese colle offerte cittadine 1.500 fanti degli spogliati nell’infausta impresa di Caravaggio7.

Il consiglio comunale di Brescia riunitosi il 17 settembre si limita a costatare la sconfitta subita “male fortune… mala novella” ma non fa nessuna menzione sulle perdite subite8.

Ancora Cristoforo da Soldo riferisce di molti morti e feriti tra le genti veneziane in generale in tutte le battaglie, fatta eccezione per l’ultima del 15 settembre. Però descrivendo quella del 14 agosto scrive: “Li fu morto et feriti assai cernedi di Bressana9.

L’uso delle cernite da parte della Serenissima continuò fino alla caduta della repubblica alla fine del 1700.

1 Stemmario Trivulziano a cura di Carlo Maspoli, Orsini de Marzo, 2.000, p. 78.

2 M. Foppoli, Stemmario bresciano, Provincia di Brescia, 2011, p. 37.

3 M. Foppoli, cit. pp.

4 F. Odorici, Storie Bresciane, vol.VIII, 1858, p.202.

5 All’epoca le calze alla divisa potevano costare da 1 fiorino al paio fino a 6: F. Viviano, Registri della compagnia di Micheletto Attendolo , nella Fraternita dei Laici di Arezzo, libro 3593 1439-1446, cc. 5R e 33r.

6 A. Brognoli, Memorie anedote spettanti all’assedio di Brescia dell’anno 1438. Ed alle cose relative al medesimo raccolte da Antonio Brognoli patrizio bresciano, Brescia 1780, p.383.

7 F. Odorici, cit. p. 282.

8 Provvisioni del Comune, cit. 17 settembre, c. 170v.

9 C. da Soldo, cit. coll. 849-850.

1 Le cernite derivano dalla milizia comunale del medioevo nella quale tutti gli uomini abili alle armi avevano l’obbligo di servire.

2 Per alcuni storici le spese per le armi, le munizioni e le parate erano dei comuni.

3 M. Mallett, L’organizzazione militare di Venezia nel ‘400, Roma 1989, pp 101-102; A. Lenci, Agnadello: la battaglia, in L’Europa e la Serenissima: la svolta del 1509 nel V centenario della battaglia di Agnadello, Venezia 2011, pp. 81-83; G. Chiesa, Le armi delle Cernite Bresciane nella mostra Flero nella storia, Flero 2003, pp. 6-7-8.

4 G. Chiesa, cit. p. 8, ma l’autore non mettendo note nel testo ma solo la bibliografia alla fine, rende difficile trovare la fonte di questo documento.

5 C. da Soldo, La cronaca, Muratori R.I.S. XX col. 849.

6 Provvisioni del Comune, Archivio di Stato di Brescia, 1 agosto 1448, c. 163v.

7 Con la parola quadre erano chiamate le suddivisioni del territorio bresciano e anche della città dell’epoca. Come i sestieri a Venezia.

8 Tassa o leva, arruolamento.

9 Provvisioni del Comune, cit. 11 agosto 1448, c.165v. La tassa precedente potrebbe essere quella deliberata il 13 luglio nella quale si ordinavano cernite e guastatori.

10 Provvisioni del Comune, cit. 12 agosto 1448, c. 166v.

11Archivio di Stato di Milano, Sforzesco avanti principato, Carteggio Generale, bobine 34-35, c. 131. Questa lettera e un’altra seguente appartengono agli scritti presi al provveditore Gerardo Dandolo alla rotta di Caravaggio.

12 Erano Giorgio e Pietro di Lodron signori di un vasto territorio a nord del lago d’Idro. Nel 1452 divennero conti per concessione dell’imperatore Federico III.

13 Provvisioni del Comune, cit.16 agosto 1448, c. 166v.

14 Le riviste o adunate organizzate dai provveditori della signoria per verificare il numero reale dei soldati.

15Provvisioni del Comune, cit. 26 agosto 1448, c. 168v e 10 settembre 1448, c. 170r.

16Sforzesco avanti principato, Carteggio Generale, cit. bobine 34-35, c. 130.

17 M. Mallett, cit. p.101.

18 C. da Soldo, cit. col. 849.

19 Archivio di Stato di Firenze, Signori, X di Balìa, VIII di Pratica, Legazioni e commissarie, missive e responsive 5, c. 309v.

20 A. Lenci, cit. p. 110.

21 P. Pieri, Il Rinascimento e la crisi militare italiana, Einaudi 1952, p. 462; Sanuto, I Diarii, Venezia 1879-1903, VIII coll. 250 e 288; Centro Studi Storici della Geradadda, La rotta di Ghiaradadda : Agnadello, 14 maggio 1509 : studi, testi e contributi per una storia della battaglia di Agnadello, Treviglio 2009, pp. 107-109; L. da Porto, Lettere storiche di Luigi da Porto vicentino dall’anno 1509 al 1528, Firenze 1857, pp. 59 e 60; A. Desjardins, Négotiations diplomatiques de la France avec la Toscane, Paris 1861, tome II, p. 326; G. del Prato, Storia di Milano, in Arch. stor. ital. III° 1842, p. 276.

22 G. Chiesa, cit. p. 7.

  1. Sarebbe in grado di indicarmi se esiste una raffigurazione o una descrizione dello stendardo utilizzato da Federico da Montefeltro?

  2. Certo, si trova nell’affresco della battaglia di Poggio Imperiale nel Palazzo Pubblico di Siena.

  3. Grazie mille,sa invece se esiste nulla riguardante un eventuale stendardo terminante con le due punte? (come quello di Micheletto Attendolo nel dipinto di Paolo Uccello riguardante la battaglia di san Romano).

  4. Finora non ho incontrato iconografie di Federico con lo stendardo con il battente a due punte, ma sicuramente è esistito. Bisogna cercare sulle cronache o testi dell’epoca.

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