Due insegne simili nella battaglia di Fornovo

Pubblico due capitoli dal mio ultimo libro (scritto assieme all’amico Vincenzo Alberici) sulla battaglia di Fornovo. Trattano dell’impresa del sole portata sulle insegne da due capitani italiani nella battaglia del Taro. Erano due imprese simili ma non uguali, che però viste da lontano, potevano confondere chi le vedeva, come in realtà successe. I due capitani militavano in fronti opposti ed erano Francesco Gonzaga e Gian Giacomo Trivulzio. Continua »

La battaglia di Fornovo

Pubblicato il mio nuovo libro sulla battaglia di Fornovo, in inglese, edito da Helion & Company.

Ecco il link dove potete trovarlo:

https://www.helion.co.uk/conflicts/italian-wars.php?sid=3d49f4a8d4ec6387ad3593577a4a27d2

Le bandiere veneziane conquistate dagli svizzeri nella battaglia di Agnadello e conservate nel museo di Appenzell.

Finalmente posso pubblicare integralmente il mio vecchio studio sulle bandiere veneziane ad Agnadello, studio apparso nel 2015 sul periodico Archivio Araldico Svizzero.

Nel Museo di Appenzell, situato nell’omonimo cantone nel nord-est della Svizzera, sono conservate due bandiere di fanteria dell’esercito veneziano, catturate dagli svizzeri nella battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509. Continua »

La presa di Pisa” dipinta sul fronte di cassone conservato alla National Gallery di Dublino testo integrale

Pubblico il testo completo in Pdf dello studio “La Presa di Pisa” da Archivum Heraldicum I-2013

 

presa di pisa  Pdf

 

Le cernite bresciane

Capitolo tratto dal mio libro “Caravaggio 1448” Acies Edizioni

http://www.aciesedizioni.it/Libri/caravaggio1448-ita.htm

Le cernite o cernide erano contadini e cittadini reclutati nei luoghi soggetti al dominio di Venezia. Ogni comune era infatti obbligato a fornire un certo numero di uomini abili alle armi, sulla base delle condizioni economiche e del numero di abitanti1. Di età compresa tra i 18 e i 34 anni, secondo alcune fonti, mentre per altre tra i 18 e i 60, questi non dovevano essere né servi né poveri, uno per famiglia che non fosse capofamiglia. Erano esenti da alcune tasse, ma dovevano procurarsi da sé le armi2. Le cernite, chiamate in seguito anche ordinanze, normalmente erano scarsamente addestrate, ma quando dovevano andare “al campo”, cioè in guerra, l’addestramento si intensificava e la ferma diventava un servizio militare per un tempo determinato; in questo caso gli uomini venivano pagati in parte dai comuni in parte dalla Serenissima3. Continua »

Bartolomeo Coglioni storia e araldica

Capitolo tratto dal mio libro “Caravaggio 1448” Acies Edizioni

http://www.aciesedizioni.it/Libri/caravaggio1448-ita.htm

E’ stato sicuramente uno dei più famosi condottieri italiano del ‘400. Viene sempre citato dagli storici moderni con il cognome Colleoni, ma nei documenti del XV secolo che si riferiscono a lui o alla sua famiglia appare come Coglioni. Il letterato Antonio Cornazzano, che dimorò presso la corte di Bartolomeo a Malpaga e ne scrisse la biografia in latino, lo chiama Bartholomeus Coleus cioè testicolo. La stessa forma venne usata da Guglielmo Pagello nell’orazione funebre alla morte del condottiero. Un documento del 1423 cita il padre Paolo detto Poy come de Colionibus e lo stesso Bartolomeo si firmava De Colionibus. Ancora, in un documento dell’Archivio Storico di Brescia, delle Provvisioni in data 30 agosto 1438, appare come Coijoni e anche nel quattrocentesco Stemmario Trivulziano, lo stemma gentilizio della famiglia, raffigurante i tre testicoli, porte la didascalia De Collionibus. Continua »

La fanteria veneta del primo ‘500 nei dipinti del Carpaccio

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di Vincenzo Alberici

Le opere di Vittore Carpaccio (1465 – 1525) possono essere annoverate fra le migliori e più esaustive fonti iconografiche per la ricostruzione dei costumi veneti del tardo ‘400 – inizio ‘500.

In essi infatti sono rappresentati con dovizia di dettagli una grande varietà di abiti, dai religiosi ai militari. Continua »

“VENENA PELLO” impresa di Bartolomeo D’Alviano

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Articolo e figurino di Francesco Sbarile

Bartolomeo D’Alviano fu un condottiero vissuto a cavallo fra il XV ed il XVI secolo e partecipò, al servizio di Venezia, a tutte le maggiori battaglie nel nord Italia fra il 1503 ed il 1515, anno della sua morte durante l’assedio di Brescia. Emblema personale del D’Alviano (o Liviano) secondo alcune fonti) era l’unicorno, figura mitologica assai presente nell’iconografia medievale e rinascimentale, con il motto “VENENA PELLO”. Continua »

I cimieri nell’araldica malatestiana

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Luca Barducci

Il cimiero dell’origliere

Senza dubbio il cimiero al quale facciamo riferimento è quello che una certa bibliografia un po’ datata ha chiamato dell’origliere o guancialetto. Esistono, allo stato attuale delle nostre conoscenze, tre esemplari di stemmi malatestiani in cui compare questa tipologia di cimiero, costituito da un piccolo cuscino dotato di quattro nappe agli angoli: quello presente a Montefiore Conca (fig. 1), e riferibile a Malatesta Ungaro (1327-1372); quello di Rimini (fig. 2), piuttosto danneggiato, all’interno di Palazzo Baldini, sul Corso d’Augusto, databile alla metà del XIV secolo, e quello presente a Pesaro (fig. 3), più tardo rispetto ai precedenti, realizzato tra i decori dei pinnacoli del portale della chiesa di Sant’Agostino, fatto realizzare tra il 1398 ed il 1413 da Malatesta dei Sonetti. Continua »

” La battaglia di San Romano dalle cronache dell’epoca e nei dipinti di Paolo Uccello”.

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Ultimo mio lavoro ” La battaglia di San Romano dalle cronache dell’epoca e nei dipinti di Paolo Uccello” pubblicato su History&Uniforms numero 7 : http://www.historyanduniforms.com/