Gli sforzeschi di Francesco Sbarile

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Nella metà del XV° secolo la famiglia Sforza succedette ai Visconti come duchi di Milano. Francesco Sforza era un condottiero che, dopo un lungo servizio proprio sotto i Visconti, sposò l’unica figlia dell’ultimo duca Filippo Maria. Divenuti signori di Milano, gli  Sforza assimilarono  l’araldica dei Visconti – la vipera che magia il saraceno – così come alcune imprese. Solo due parole sul significato di impresa. A partire dal XIII secolo i nobili, soprattutto i cavalieri, sentirono il bisogno di  avere anche un’insegna personale da affiancare all’araldica di famiglia, qualcosa che potesse esprimere le idee o le volontà del proprietario a prescindere dall’insegna della casata. Così le imprese personali progressivamente integrarono le insegne di famiglia fino a diventare, talvolta, parte delle insegne stesse. Continua »

La fanteria del 1400

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Tratto dal libro Anghiari 29 giugno 1440

Organizzazione militare di Luigi Battarra

L’Italia del 400’ è un paese fortemente diviso, e come dice Piero Pieri nel suo volume Governo et Exercitio de la Milita di Orso degli Orsini” e i “Memoriali di Diomede Carafa”, manca il sentimento di Patria, di religione, una causa grande e giusta da difendere , il proprio re da sostenere…1

La conseguenza è che la molla che spinge molto spesso i compagni di ventura, fanteria compresa, a combattere è la possibilità di riscattare la propria umile condizioni attraverso lauti guadagni derivanti dai rischi del mestiere. Continua »

La cavalleria del 1400

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Capitolo tratto dal mio libro “Anghiari 29 giugno 1440″

Non si può parlare della cavalleria nell’Italia del ‘400 senza prima soffermarci sull’armatura usata dai cavalieri in quel periodo. Questa era di piastra d’acciaio da capo a piede, di tempra molto resistente ottenuta grazie ad un processo di lavorazione superficiale a freddo che ne rendeva la pellicola esterna compatta, durissima e molto risplendente. Continua »

LE FANTERIE ITALIANE ALL’EPOCA DELLE COMPAGNIE DI VENTURA

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Nell’ambito degli eserciti di ventura che fra il XV ed il XVI secolo hanno scorrazzato per lo stivale, le truppe composte da mercenari di provenienza nostrana si discostavano per struttura ed armamento dal resto degli eserciti coevi.

Le figure principali presenti fra le fila di condottieri quali Pandolfo Malatesta o il Colleoni (o più correttamente Coglioni), per citarne solo due fra i molti, si differenziavano per funzione e quindi per armamento. Fra i combattenti “diretti” troviamo i rotellieri, armati di spada e scudo tondo, di dimensioni ridotte, che ingaggiavano nel corpo a corpo le truppe nemiche. Altri con la stessa funzione utilizzavano uno scudo ovale di dimensioni maggiori, ma sempre utile nello scontro non in linea. Continua »

“L’elefante indiano non teme le zanzare” – Portastendardo malatestiano

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Nella simbologia malatestiana l’elefante indiano riveste un ruolo di primissimo piano, raffigurato su medaglie, statue, bassorilievi è spesso accompagnato dal motto “l’elefante indiano non teme le zanzare” a simboleggiare che il potente non si cura dei fastidi procurati dai piccoli. Continua »

L’araldica militare di Pandolfo III Malatesta, signore di Brescia e Bergamo.

Da Soldatini num. 105, marzo-aprile 2014

Nell’Archivio di Stato di Fano sono conservati i registri delle spese sostenute da Pandolfo III Malatesta durante la sua signoria a Brescia e Bergamo all’inizio del 1400.

In questi documenti si trova uno spaccato della vita di corte dell’epoca, e la descrizione precisa dell’araldica militare adottata in quel periodo dal Malatesta e dalla sua “casa”, quest’ultima composta da paggi, famigli, trombetti e altri stipendiati non militari.

Pandolfo, padre del più famoso Sigismondo Malatesta, divenne signore di Brescia nel 1404 durante il vuoto di potere e caos politico conseguito alla morte di Gian Galeazzo Visconti, che aveva riunito il più vasto dominio territoriale di Milano. Continua »

Le croci rosse dei veneziani alla battaglia di Agnadello e i segni di riconoscimento degli eserciti italiani nel XVI° secolo.

Da Soldatini num. 101, luglio-agosto 2013

 

Il cronista Gianandrea del Prato, autore della Cronaca di Milano dall’anno 1499 sino al 1519, parlando della battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509 tra le truppe veneziane e quelle francesi del re Luigi XII, si sofferma su di uno stratagemma ideato da Giacomo Trivulzio, capitano milanese al soldo dei francesi. Il del Prato scrive: “Alcuni mi dicono, che nel cominciar della battaglia il Trivulzio, con intendimento, mandò una compagnia falsa con le croce rosse verso l’artiglieria de’ nemici, et quella con arte impedirno, non essendo da prima conosciuti da la squadra de’ soldati Veneciani, li quali portavano altresì la croce rossa, sì come quegli aviano”. Continua »

I soldatini di Luca Carmagnola Vietti

Unità di lance spezzate milanesi con araldica della battaglia di Anghiari, 29 giugno 1440 Continua »

Le insegne della battaglia di Mühlberg 1547

Articolo pubblicato su “Soldatini” numero 96, ottobre 2012

Nella biografia intitolata “Vita dell’invittissimo imperatore Carlo V austriaco” scritta da Gregorio Leti, sono ben descritte le insegne appartenute all’esercito imperiale nella spedizione in Germania contro i luterani, impresa che portò alla battaglia di Mühlberg del 1547. Questo testo si trova in rete ed è scaricabile da Google libri nell’edizione del 1700, la stessa della stesura. Leti racconta la vita dell’imperatore asburgico utilizzando le cronache coeve del ‘500 di cronisti come Prudencio de Sandoval, Alfonso de Ulloa, Paolo Giovio e altri.

Prima di descrivere le insegne facciamo brevemente riferimento al fatto storico. Continua »

Il Reiter di Vincenzo Alberici

UNA NUOVA VISIONE DELLA CAVALLERIA

Il periodo storico compreso tra la metà del 1500 ed il 1600 vede la nascita di una nuova specialità, all’interno dei corpi di cavalleria europei, mai comparsa prima sui campi di battaglia.

Si tratta dei “Reiter” (o Ritter, dal tedesco “cavaliere”), una sorta di cavalleria leggera armata di armi da fuoco che praticava la tattica del caracollo, ovvero una sorta di carosello praticato di fronte alle linee nemiche che permetteva al cavaliere di caricare verso il nemico, sparare, tornare verso le proprie linee, ricaricare e ripetere l’operazione.

Questa specialità nasce propriamente dalla commistione fra le truppe di cavalleria leggera, fino ad allora utilizzate con compiti di esplorazione e disturbo, e la sempre maggior introduzione delle armi da fuoco quale armamento principale degli eserciti. Continua »