Le bandiere della battaglia di Ceresole

Sono veramente poche le iconografie o le rappresentazioni conosciute della battaglia di Ceresole.

Una di queste si trova sul bassorilievo della tomba funeraria di Francesco I eseguita dall’architetto francese Philibert de l’Orme attorno al 1547 e perciò nel tempo molto vicina al fatto d’arme (fig.1).

Purtroppo l’opera, anche se interessante per le rappresentazioni delle armi e armature portate dai partecipanti allo scontro, è povera riguardo le immagini sulle bandiere. Povera a dir poco, infatti appaiono solamente tre stendardi, uno di parte francese e due di parte imperiale, più altre tre bandiere artisticamente solo abbozzate e prive di emblema.

La bandiera francese porta due emblemi, verso il battente il giglio di Francia e verso l’asta la salamandra, impresa personale del re Francesco. Non ci sono altri stendardi francesi ma essendo la tomba del re è comprensibile che rappresenti solo lui, anche se non era presente a Ceresole. Nelle iconografie di battaglie o fatti d’arme in genere, spesso l’artista mette in evidenza i simboli dei regnanti o delle nazioni a scapito delle bandiere minori, quelle dei capitani che avevano effettivamente partecipato allo scontro.

Da parte spagnolo-imperiale troviamo due bandiere provviste di emblemi, una porta una piccola croce di Sant’Andrea mentre l’altra uno spiritello alato, probabilmente un’impresa che però non rientra tra quelle usate da Carlo V e neanche dal marchese del Vasto comandante dell’esercito imperiale a Ceresole.

Altre iconografie sulla battaglia non ci sono, o per lo meno non le ho ancora trovate, perciò per ricostruire in maniera attendibile gli stendardi dei due eserciti bisogna ricercare nelle rappresentazioni esistenti dei fatti militari che hanno preceduto o sono seguiti.

Da una lettera datata 21 aprile 1544 Donato de’ Bardi signore di Vernio informa il duca Cosimo de’Medici sull’esito della sconfitta da parte degli alleati imperiali e tra le perdite di uomini, armi e denaro, aggiunge anche 42 bandiere[1].

bataille de Cerisolles

Figura 1

 

 

 

Le bandiere degli svizzeri

E’ molto vasta l’iconografia raffigurante guerre o battaglie alle quali parteciparono eserciti elvetici dalla nascita della confederazione fino a tutto il ‘500, soprattutto grazie alle numerose cronache illustrate svizzere eseguite nel XV e XVI sec. essenzialmente nelle città di lingua tedesca.

Dalle illustrazioni si può notare che le insegne tradizionalmente portate in combattimento erano quelle dei singoli cantoni.

In quel periodo i fanti svizzeri venivano reclutati nei propri cantoni d’appartenenza, che avevano il controllo esclusivo della leva accordando e amministrando l’ingaggio di ogni singolo individuo. Questo accadeva sia per reclutamenti effettuati dalla confederazione contro paesi nemici sia per  reclutamenti di mercenari da inviare al soldo di altri stati.

Le bandiere cantonali sono presenti nelle iconografie delle guerre contro gli Asburgo, contro la Borgogna e le guerre Sveve. Appaiono ancora nei conflitti in Italia al soldo dei francesi di Luigi XII e nella battaglia di Marignano, mentre riguardo la spedizione di Carlo VIII e la battaglia di Fornovo, le bandiere rappresentate sono solo quelle con la croce bianca. Quest’ultima è la bandiera nazionale svizzera, croce bianca in campo rosso, risalente al 1300 che a volte è rappresenta con i bracci della croce corti e a volte invece estesi fino ai bordi della bandiera, presente nelle illustrazioni svizzere e non solo, a volte accompagna le bandiere cantonali, spesso viene raffigurata singolarmente o ripetuta più volte.  Nei fatti d’arme al soldo dei francesi può essere confusa con la bandiera delle compagnie d’ordinanza dei transalpini, che era perfettamente uguale, adottata fin dalle guerre contro gli inglesi per differenziarsi dalla loro croce rossa.

Nelle rappresentazioni della battaglia di Pavia del 1525 appare un altro tipo di bandiera per le formazioni svizzere al servizio di Francesco I.

Intanto bisogna dire che nessuna battaglia del ‘500 è stata così celebrata con dipinti, stampe, arazzi e altro, da artisti provenienti prevalentemente dal nord Europa. Tra le rappresentazioni più precise nella ricostruzione degli stendardi e dei vari simboli di riconoscimento vanno ricordate quelle di Rupert Heller e di Jorg Breu e l’opera di Barnaert van Orley. Questo artista fiammingo è l’autore dei cartoni per i famosi arazzi sulla battaglia di Pavia conservati al Museo di Capodimonte a Napoli ed eseguiti nel 1530 circa.

Si tratta di sette opere molto precise nel racconto dei momenti della battaglia e nella descrizione dei personaggi coinvolti, nonché di armi, armature, segni di riconoscimento e stendardi dei due eserciti contrapposti.

Le bandiere svizzere sono visibili in due arazzi, nel pezzo inv. 144485: Fuga dei civili dal campo francese. Gli svizzeri si rifiutano di avanzare nonostante gli incitamenti dei loro comandanti e nel inv. 144487: Sortita degli assediati e rotta degli svizzeri che annegano in gran numero nel Ticino, in entrambi  tutte le bandiere hanno la croce bianca (emblema dell’esercito francese), con i quattro campi del fondo ciascuno attraversato da tre fasce di due colori. Nella fig. 2 si possono vedere alcuni esempi di queste bandiere tratte dagli arazzi stessi. Gli stendardi 1, 2 e 3 portano rispettivamente le fasce colorate di giallo e azzurro, giallo e rosso e giallo e bianco.

Schweizer Fahne in der Schlacht von Pavia

Figura 2

Molto probabilmente questi connubi cromatici rappresentano le varie formazioni o bande.

La bandiera numero 4 della stessa fig. 2 dovrebbe essere appartenuta alla banda nera dei lanzichenecchi al soldo francese e completamente annientati a Pavia.

Questo stendardo appare nell’arazzo inv. 144489: cattura del re di Francia Francesco I e anche nell’ opera di Jorg Breu  in bianco e nero ma nel disegno simile a quello dell’arazzo.

Questo modo di segnare gli stendardi svizzeri e stranieri da parte dell’esercito francese continua evolvendosi anche nella metà del ‘500.

Grazie all’interessantissimo libro “Schweitzer Fahnenbuch”, gentilmente procuratomi dall’amico Ugo Pozzati nel quale sono raccolte le descrizioni di tutte le bandiere conservate nei musei svizzeri, si può cercare di ricostruire l’evoluzione dei vessilli delle truppe elvetiche nell’esercito transalpino.

Nel capitolo “Franzosische dienste” cioè “al servizio francese” sono descritti una quindicina di stendardi svizzeri della metà del XVI secolo. Quasi tutti provengono dal museo di Zurigo eccetto tre che provengono uno dal museo di Solothurn e gli altri due rispettivamente da Sitten e da Bern. Portano tutti la croce bianca con i quattro campi attraversati da strisce di vari colori  talvolta abbinano due campi di strisce a due di campo pieno.

Nella figura 3 ecco alcuni esempi con forma e dimensione diversa tra loro.

bandiere svizzere al servizio francese, Fahne schweizerregiments in franzoischen diensten

Figura 3

La bandiera numero 1 è datata inizio del 16° secolo e nel testo viene descritta come: drappo di compagnia svizzera libera sul suolo italiano. Da notare il campo di un solo colore, cioè ocra.

La numero 2 è della prima metà del 16° secolo, ha una forma quadrata con il campo inquartato di arancio e blu.

La numero 3 è datata 16° secolo.

Le rimanenti, numeri 4, 5 e 6 vengono indicate della seconda metà del 16° secolo. Le ultime due, la 5 e la 6, dalla descrizione del libro vengono segnalate come probabilmente usate nelle guerre ugonotte, con riferimento alla battaglia di Moncontour del 1569. L’ultima porta un svastica bianca dipinta sul cantone superiore presso l’asta, simbolo del sole e di buon augurio.

 

Continua…


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