Il Reiter di Vincenzo Alberici

UNA NUOVA VISIONE DELLA CAVALLERIA

Il periodo storico compreso tra la metà del 1500 ed il 1600 vede la nascita di una nuova specialità, all’interno dei corpi di cavalleria europei, mai comparsa prima sui campi di battaglia.

Si tratta dei “Reiter” (o Ritter, dal tedesco “cavaliere”), una sorta di cavalleria leggera armata di armi da fuoco che praticava la tattica del caracollo, ovvero una sorta di carosello praticato di fronte alle linee nemiche che permetteva al cavaliere di caricare verso il nemico, sparare, tornare verso le proprie linee, ricaricare e ripetere l’operazione.

Questa specialità nasce propriamente dalla commistione fra le truppe di cavalleria leggera, fino ad allora utilizzate con compiti di esplorazione e disturbo, e la sempre maggior introduzione delle armi da fuoco quale armamento principale degli eserciti.

Inoltre ci troviamo anche nel periodo in cui, assieme al sistema di sparo a miccia viene sviluppato quello a ruota, che facilita notevolmente le manovre di caricamento e armamento, di per se piuttosto complesse, soprattutto se svolte in arcione.

I Reiter prendono piede soprattutto in area germanica, anche se tutti gli stati europei, seppur con varianti, si doteranno di reparti simili, o comunque ne assolderanno, come d’uso all’epoca.

LE DOTAZIONI DEI REITER

L’iconografia dell’epoca, caratterizzata in area tedesca soprattutto dalle incisioni (molteplici sono gli utilizzatori di questa tecnica, Durer, Jost, Aldegrever, per citarne solo alcuni tra i più celebri) è ricca di immagini relative a scene di battaglia e soggetti militari in genere.

Soprattutto Ammon Jost propone una serie di incisioni di lanzichenecchi (con gli stravaganti Plauderhose!) e cavalieri relativi al periodo 1570/1580 che rappresentano perfettamente i Reiter.

Jost ritrae sia ufficiali che militari semplici, esplicitando così, in maniera evidente, le differenze di abbigliamento, armamento e finimenti delle cavalcature.

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La caratteristica principale dei Reiter, legata proprio al tipo di tattica militare, è la dotazione di una mezza armatura costituita da gorgera, petto, schiena, mognoni(spallacci) a lame articolate e a volte scarselle sempre costituite da lame articolate.

Il petto e la schiena hanno una forma particolarissima riscontrabile esclusivamente in questo periodo. Infatti la tendenza ad un allargamento della zona addominale tipica delle armature di area tedesca qui viene accentuata formando quasi una cuspide, perdendo le linee morbide delle forme precedenti.

Le due parti sono collegate mediante cinghie sulle spalle e unite lateralmente da rivetti. Naturalmente non è presente la resta. I mognoni sono fermati alle braccia con cinghie e collegati alla gorgera, anch’essa costituita da più lame anteriori e posteriori.

Sotto alla corazza viene indossata una protezione integrale, o comunque limitata a braccia ed inguine, in cotta di maglia. Il tutto è completato dai guanti corazzati muniti di movimento separato delle dita, protette da lamelle montate su un supporto in cuoio.

Il capo è protetto quasi invariabilmente da una borgognotta, spesso ornata di piume.

Un’altra caratteristica che contraddistingue le armature di questo periodo è la doppia colorazione.

Comunemente conosciuta come bianca e nera, questa tecnica prende piede verso la metà del secolo e rimane in auge fino alla fine, anche se alcuni esemplari si possono ritrovare nei primissimi decenni del secolo successivo. Si tratta in sostanza di una brunitura parziale dell’armatura, unita spesso a decori a sbalzo come fiordalisi, visi antropomorfi fino a raggiungere disegni più complessi, quasi dei damascati su armature di lignaggio molto elevato. Possiamo riscontrare l’utilizzo di questa tecnica invariabilmente su armature da cavallo e da piede, ma la sua diffusione, anche in questo caso, riguarda l’area germanica.

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IL FIGURINO

E’ molto che progetto la realizzazione di questo pezzo, dato che la raccolta di informazioni, trattandosi di un pezzo con molti particolari, non è stata delle più agevoli, nonostante la buona quantità di materiale a disposizione.

Una delle cose più complicate della scultura, soprattutto nel caso di oggetti particolari come armature e armi, è che va capito a fondo come sono realizzati i soggetti reali per poi poterli riprodurre, per quanto possibile, fedelmente.

Così per rifare un buon archibugio o un petto d’armatura servono foto molto dettagliate e da diverse angolazioni per capire inclinazioni, dimensioni e dettagli.

Perciò, una volta in possesso di foto ad alta risoluzione di tutto quanto poteva essere utile, mi sono dedicato alla scultura del figurino.

L’anatomia base del cavallo è di provenienza Historex, mentre testa e collo sono riproduzioni di un pezzo commerciale.

La sella, realizzata in Magic Sculpt con bordura in filo di rame intrecciato, è di tipo all’italiana, dato che purtroppo non sono riuscito a trovarne di tipo tedesco. E’ rivestita in metallo e velluto.

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Dato che si tratta di un ufficiale ho pensato di dotare il cavallo di una mezza testiera e per i finimenti mi sono rifatto alle stampe di Jost.

Per il figurino invece, come per le armi e gli equipaggiamenti, mi sono avvalso di un paio di stivali ed una testa commerciale. Il resto è scolpito in Milliput bianco, Magic Sculpt e Gree Stuff.

Ho inoltre utilizzato filo e lamierino di rame per diversi dettagli.

Per l’archibugio sono partito da un ago di siringa ipodermica, tagliato a misura ed utilizzato come base.

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