L’ultimo dei Mohicani e la realtà storica

Articolo apparso su Soldatini n°94, maggio-giugno 2012

Il romanzo di James Fenimore Cooper “L’ultimo dei Mohicani” è reputato un classico dell’avventura da cui sono stati tratti numerosi film, tra tutti è da segnalare la versione del 1992 del regista Michael Mann. Questo film non segue esattamente la trama del libro ma dà allo spettatore una buona visione dell’ambientazione, dei combattimenti, dei costumi all’epoca dell’America coloniale.

Il libro di Cooper, pubblicato per la prima volta nel 1826, ambienta i fatti nell’agosto 1757 durante l’ultima guerra Anglo-Francese, la Guerra dei Sette Anni, per il possesso del continente Nord Americano.

Nel racconto, l’esercito Francese guidato dal marchese di Montcalm è impegnato nell’attacco di Fort William Henry, avamposto inglese sul lago George comandato dal tenente colonnello George Munro. Le figlie di quest’ultimo Cora e Alice, accompagnate dall’ ufficiale inglese Duncan e da un predicatore devono raggiungere il padre, ma sono inseguiti da un gruppo di indiani Huron, alleati dei Francesi, capitanati dal capo Magua. Quest’ultimo, che faceva parte dell’esercito Inglese, ha appena tradito con lo scopo di rapire le figlie del colonnello per vendicarsi dell’oltraggio della fustigazione che aveva subito tempo prima per ordine dello stesso Munro, che lo aveva trovato ubriaco. In aiuto alla comitiva Inglese arriva il cacciatore americano Natty Bumppo detto anche la Longue Carabine, con l’amico Chingachgook e il figlio Uncas unici superstiti della nazione dei Mohicani.

Superati numerosi pericoli, sconfitti gli Huron, il gruppo riesce a raggiungere Fort Henry trovandolo però assediato.

Dopo la resa dell’avamposto i protagonisti sono coinvolti, loro malgrado, nello scontro che porterà al massacro della guarnigione Inglese da parte dei pellerossa alleati dei Francesi. Nel caos Magua riesce a rapire le due donne venendo inseguito da Natty e gli altri.

Il libro è avvincente fino all’epilogo, Cora e Uncas muoiono per mano di Magua che a sua volta viene ucciso da Natty Bumppo.

Questa in breve la trama del romanzo che il film di Michael Mann ricalca aggiungendo, come si può immaginare a proposito di un film americano d’azione, qualche morto in più tra i personaggi principali e qualche centinaio di morti tra le comparse.

Ma nella realtà come si sono svolti i fatti? E i personaggi sono realmente esistiti?

Intanto è doveroso tralasciare la storia delle due figlie in cerca del padre, storia ovviamente inventata da Cooper. L’assedio invece e il massacro di Fort William Henry è veramente accaduto.

Approfittando del fatto che i britannici avevano concentrato il grosso delle truppe in Nuova Scozia allo scopo di attaccare la piazzaforte francese di Louisbourg, il 3 agosto 1757 il marchese di Montcalm si presentò col suo esercito di fronte a Fort Henry, che per la sua posizione strategica era una spina nel fianco ai francesi. Il marchese aveva con sé 6.000 soldati, metà dei quali erano regolari appartenenti ai reggimenti La Reine, Languedoc, La Sarre e Guyenne (nella tav.1, sulla sinistra un fuciliere del reggimento Languedoc in tenuta estiva ) e metà miliziani Canadesi, aveva con sé inoltre 1800 guerrieri pellerossa e un’artiglieria di circa 40 pezzi tra cannoni e mortai.

La piazza, comandata da Munro, era difesa da 2.400 uomini, metà provinciali e metà regolari del 35° fanteria (nella tav. 2, sulla destra un fante di questo reggimento) e da numerosi cannoni. Dopo sei giorni di assedio e cannonate, i difensori furono costretti ad arrendersi (nel frattempo era anche scoppiata un’epidemia di vaiolo all’interno del forte). Nei combattimenti essi ebbero 80 morti e 120 feriti mentre i francesi persero soltanto 17 morti e 40 feriti.

Montcalm offrì a Munro dei termini di resa generosi consentendogli di rientrare a Fort Edward, 16 miglia più a sud, con i suoi uomini e i moschetti ma senza munizioni e con una scorta di 200 soldati francesi.

Il 10 agosto il forte fu evacuato e la colonna degli sconfitti si allontanò, con loro c’erano anche molti civili, donne, bambini, servi e vivandieri.

I pellerossa alleati dei francesi entrarono nella fortificazione e la saccheggiarono uccidendo i 17 feriti rimasti. Secondo lo storico William Edmonds questo saccheggio sarà fatale per i Potowatomi, che verranno contagiati dal vaiolo portato dagli stessi guerrieri e che procurò molti morti nei villaggi.

Insoddisfatti del poco bottino gli indiani inseguirono la colonna dei vinti e raggiuntala presso una radura iniziarono a spogliare gli inglesi dei fucili, dei bagagli e anche degli abiti. Quelli che opposero resistenza furono uccisi a colpi di tomahawk, molti furono fatti prigionieri e portati via.

I francesi che erano di scorta tentarono di difendere i britannici ma con poco esito. L’arrivo dello stesso Montcalm con forze più consistenti mise fine allo scempio allontanando gli indiani alleati.

Questo brutto episodio venne molto enfatizzato dai britannici tanto che alcuni cronisti dell’epoca come John Entick, riportarono in 1.500 i morti della colonna tra soldati, donne e bambini, calcolo delle perdite che studi più recenti ridimensionano di molto.

I pellerossa al seguito di Montcalm appartenevano a 32 diverse nazioni, tra le più importanti Ottawa, Potawatomi, Nippissing e Menominee. Molti altri provenivano dalle missioni come gli Abenaki da St. Francis e gli Huron da Detroit e Lorette. Alcuni storici menzionano proprio gli Abenaki come coloro che iniziarono l’assalto alla colonna degli inglesi animati dalla sete di vendetta contro quelli che un secolo prima gli avevano portato via la loro terra.

Risulta impossibile accertare l’esatto numero delle vittime. Lo storico americano Francis Jennings in Empire of Fortune, dice che all’inizio gli indiani alleati dei francesi massacrarono gli schiavi neri e gli indiani alleati dei britannici, i quali nessuno si curò di proteggere. Aggiunge pure che nessun cronista si preoccupò di calcolare tra le vittime le donne e i bambini. Il capitano Jonathan Carver che fu presente al fatto, scrisse in una sua relazione che 150 persone furono uccise o fatte prigioniere. Mentre da parte francese il conte de Bougainville, che partecipò come ufficiale di fanteria, riportò che furono uccisi 20 soldati e 500 portati via, dei quali più tardi Montcalm riuscì a riscattarne 400.

tav.1

Recentemente lo storico Ian K. Steele in Betrayals: Fort William Henry and the “Massacre” un saggio storico molto approfondito sul fatto, afferma che sicuramente qualche uccisione avvenne ma che l’intenzione principale degli indiani era quella di fare bottino e prigionieri, prigionieri che i francesi avrebbero riscattato profumatamente, come avvenne. Egli calcola il totale dei morti e dei prigionieri tra un massimo di 184 e un minimo di 69 persone, inclusi tutti quelli portati nei villaggi indiani, adottati e mai più ritornati perché preferirono rimanere con gli indiani. Di questi ultimi la storica inglese Linda Colley nel libro Prigionieri ne riporta 40 unità .

Comunque il massacro raccontato dalla propaganda inglese dell’epoca e dal libro di Cooper non avvenne, si trattò invece di un saccheggio, in parte cruento, nel quale gli indiani cercarono di arraffare tutto e tutti, mentre gli inglesi disarmati fuggivano spaventati. Si racconta che molti per salvarsi, scapparono nei boschi finendo col perdersi e morire di fame. Ancora Linda Colley dice che in quella guerra i britannici avevano molto orrore degli indiani per la loro crudeltà nella pratica dello scalpo e della tortura, spiegando così perché certi reparti di soldati (coraggiosi nei campi di battaglia d’Europa) venivano presi dal panico e fuggivano quando attaccati dai selvaggi.

Se non avvenne il massacro tanto meno avvenne la battaglia raccontata dal film di Michael Mann, soprattutto per il fatto che gli inglesi non avevano munizioni e al massimo si difesero con i fucili scarichi.

In precedenza abbiamo visto che gli Huron facevano parte degli alleati indiani nell’esercito francese, confermando il testo di Cooper. Questa potente nazione di ceppo Irochese abitava in origine tra il lago Huron e il lago Ontario. Chiamati anche Tionontati e Wendat da sempre erano alleati ai francesi e nemici delle Cinque Nazioni Irochesi. Tra il 1634 e il 1649 vennero decimati dalle malattie trasmesse dai bianchi e annientati dagli Irochesi. Una parte dei superstiti trovò rifugio nella missione francese di Lorette, un’altra presso Detroit, un’altra ancora a sud del lago Eire conosciuta col nome di Wyandot. Il nome Huron deriva dalla parola francese hure cioè testa arruffata per il loro modo di portare i capelli. Il missionario Gabriel Sagard nel Grande viaggio nel paese degli uroni, scritto nel ‘600, aggiunge che gli uomini usavano portare due lunghe ciocche di capelli pendenti sugli orecchi, alcuni una sola. Queste ciocche venivano intrecciate o torte e abbellite di penne e altre bagatelle, mentre il resto della capigliatura veniva tagliato corto. Questo modo di tenere i capelli: lunghi da una parte e corti dall’altra, verrà raccontato anche dal francese Le Beau nel libro Avantures, quando nel 1731 ebbe occasione di conoscere gli Huron di Lorette (nella tav.1, sulla destra un guerriero Huron ).

Purtroppo del personaggio di Magua non esiste traccia nella storia di questa nazione, mentre Uncas è realmente esistito. Egli visse nel 1600 ed era capo dei Mohegans, indiani di ceppo Algonchino, originariamente stanziati nel Connecticut e facenti parte della nazione Pequod. Uncas era un capo ambizioso, cercò di strappare a Sassacus, capo supremo dei Pequod, il potere, ottenendo comunque che le due tribù si dividessero. Nel 1637 Uncas con i suoi Mohegans, aiutò i Puritani inglesi a distruggere gli ex fratelli Pequod e anni dopo li aiutò anche contro i Narraganset nella guerra di Re Filippo.

tav.2

Forse Fenimore Cooper ispirandosi a questo personaggio confuse i Mohegans con i Mahican o Mohican, anche quest’ultima etnia di razza algonchina, stanziatasi nella valle dell’Hudson e imparentata con i Delaware (parentela ricordata spesso da Cooper nel libro). I Mahican subiranno nel 1600 una devastante guerra con i vicini Mohawk, una delle Cinque Nazioni Irochesi e verso il 1720 una parte di essi si trasferì nelle missioni Morave della Pennsylvania assieme a gruppi di Delaware, mentre un’altra parte andò a Stockbridge nello stato di New York, in una comunità mista di Mahican e Mohegan-Pequod.

Questi indiani Stockbridge nella guerra dei Sette anni, detta anche guerra Franco-Indiana, parteciparono a fianco degli inglesi contro i francesi. Dal 1756 una compagnia di Stockbridge militò con i Rangers di Rogers che usavano come base delle operazioni proprio Fort William Henry. Probabilmente alcuni degli indiani morti nel massacro del forte appartenevano a questa comunità. Tra le tante azioni intraprese con i Rangers, importante sarà l’attacco alla missione Abnaki di St. Francis nel 1759. Grazie a questa impresa anche gli Stockbridge saranno immortalati nel libro di Kenneth Roberts Passaggio a Nord-Ovest e nell’omonimo film con Spencer Tracy.

Diventa superfluo a questo punto ricordare che il personaggio di Uncas nel libro di Cooper in realtà non era l’ultimo dei Mohicani.

Dalle poche notizie e iconografie sembra che i Mahican portassero i capelli lunghi, mentre Cooper e

Roberts li descrivono con la testa completamente rasata tranne un folto ciuffo sulla sommità (nella tav. 2, sulla sinistra un indiano Mahican-Stockbridge).

Ultimo personaggio realmente esistito è la Longue Carabine, anche se non era quel nobile e leale cacciatore raccontato da Cooper. Era il più famoso cacciatore di indiani vissuto tra la Virginia e lo stato di New York, nato nel 1734 e morto nel 1796. Si chiamava Tom Quick e possedeva un fucile lunghissimo, proprio come Natty Bumppo, con il quale uccideva i pellerossa sia che fossero amici o nemici, sia che fosse o no guerra tra francesi o inglesi, sia che le vittime fossero uomini, donne o bambini, sia che il pellerossa prescelto fosse di schiena.

Si racconta che all’età di vent’anni assistette impotente all’uccisione del padre per mano di una banda di Delaware e da quel momento giurò che lo avrebbe vendicato uccidendo 100 indiani in qualsiasi maniera. La sua fama cominciò proprio durante l’ultima guerra tra francesi e inglesi e divenne quasi leggenda fin dopo la guerra di Indipendenza.

Sempre la leggenda racconta che sul punto di morte, all’età di 62 anni, pregò il prete venuto per l’estrema unzione di portargli un indiano “abbastanza” vicino alla sua casa, sembra fosse arrivato solamente a 99 indiani morti.

Molto probabilmente è stata questa figura crudele ad ispirare Cooper nel Natty Bumppo.

Egli scrisse il libro verso il 1826, all’inizio della conquista dell’Ovest da parte degli Stati Uniti. All’epoca i Nativi d’America erano più che mai il nemico per gli americani, quando già circolava il detto “l’unico indiano buono è quello morto!” (sembra che questa frase risalga alla Guerra di Pontiac del 1763)

Infatti anche Cooper alla fine del libro, decide di far morire Uncas, l’indiano buono, e comunque il padre di lui Chingachgook, penultimo dei Mohicani, non ne avrà per molto.

 

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