L’araldica della compagnia di ventura di Micheletto Attendolo nei suoi registri contabili.

marchetto da cotignola

Articolo pubblicato su “Soldatini” numero 77

L’archivio della Fraternita dei Laici di Arezzo conserva i libri contabili della  condotta di ventura di Micheletto Attendolo da Cotignola, cugino del noto  Muzio Attendolo Sforza.

Questi registri scritti da Francesco di Viviano, amministratore e contabile che seguì la condotta dal 1425 al 1448, arco di tempo dell’effettiva durata dell’attività militare della stessa in Italia, trattano  delle paghe dei capitani, dei soldati e di tutti i dipendenti,  anche dettagliatamente, oltre che di tutte le entrate e le uscite intese come : approvvigionamenti, acquisto di cavalli, armi, armature e tessuti  vari ( panni ecc.) per confezionare giornee, bandiere ecc.

Proprio queste ultime cose, cioè l’abbigliamento, gli stendardi, i pennacchi, le calze usati come simboli di riconoscimento all’interno della condotta sono oggetto della descrizione del presente  articolo insieme al  loro confronto, dove possibile, con l’iconografia del periodo.

Soltanto uno stendardo viene descritto in modo preciso nei registri, quello della famiglia Attendolo. Si tratta di  una bandiera fatta in tessuto serico (taffetà), con onde d’azzurro e d’argento inquartate con un campo rosso, su quest’ultimo in seguito verrà dipinto un’ emblema, ma il Viviano non dice quale. Molto probabilmente si tratta dei pomi cotogni, simbolo di Cotignola patria di questa famiglia . Stendardi simili si possono vedere nel dipinto della battaglia di San Romano di Paolo Uccello conservato a Parigi e nel fronte di cassone raffigurante la battaglia di Anghiari conservato a Dublino (vedi soldatini n° 59), in entrambi questi scontri il contributo della condotta del Micheletto fu decisivo per la vittoria .

I pomi cotogni ,sempre nei registri, vengono usati per decorare  padiglioni (paviglonj) da campo,   sulla cui sommità sventolano “bandere” come le chiama il Viviano, di bocacino azzurro con sopra un leone giallo.

Ancora un “lione” appare sui “penonj da trombetta” usati dai trombettieri appartenenti ai capitani più importanti, come Betuccio de Cortesi compagno del Signore fin dalle prime ferme o come Corrado Tedesco che possiede un “paramento“ da cavallo decorato con i leoni.

Questo emblema fu concesso nel 1401 dall’imperatore Roberto di Baviera a Muzio Attendolo e a tutto il suo casato è rappresenta  il leone rampante d’oro tenente con la branca destra un ramoscello fogliato con una mela cotogna.

micheletto attendolo acquarello e matita

fig.1

Riguardo alle imprese dello stesso Micheletto, nelle descrizioni a scopo contabile del Viviano emerge più volte il suo emblema  del liocorno (vedi fig. 1)  simbolo di purezza e fede : “ la giornea di liocornj dello .S.” (la s sta per signore cioè Micheletto) oppure “ due lanci a liocornj doro fine”. Questo è lo stesso liocorno che si vede sulla bandiera attendoliana nella già citata battaglia di San Romano di Parigi.

Un’ altra impresa del Micheletto è il drago, il quale viene menzionato nei registri del 1430-1432 come cimiero per una celata e per un elmetto. Proprio un drago, inquartato con le onde attendoliane, si trova su di uno stendardo in un’altra battaglia di Anghiari dipinta su un cassone fiorentino conservato a Madrid (vedi il sito www.stemmieimprese.it). Ultima impresa attribuita ma non confermata all’Attendolo,  che non compare nei registri, è l’ancora ( vedi soldatini n° 58 ).

marchetto da cotignola acquarello

fig.2

Anche il cugino Marco degli Attendoli appare spesso nei libri contabili, comandante di più di cento cavalli segue il Micheletto dal 1431 al 1446 e,  nel 1439 ne sposa pure la figlia Francesca. Di lui il Viviano ricorda ben tre imprese : la prima su giornea porta quattro raggi d’argento, la seconda sempre su giornea riguarda “le trapole colly sorci intorno” e infine su giornea di velluto allesandrino (azzurro), le lanterne ricamate. Queste lanterne inquartate con il solito ondato degli Attendolo sono indossate da un cavaliere nel citato dipinto della  battaglia di Anghiari di Dublino e, molto probabilmente si tratta proprio di Marco degli Attendoli (fig.2). Sfortunatamente il nostro contabile non menziona le impresa degli altri capitani, ma comunque di molti descrive i colori dei panni e delle frange delle rispettive giornee. Così ad esempio Orso Orsini capitano di 90 cavalli che seguì la compagnia dal 1439 al 1448, porta una giornea con i colori della sua propria divisa : rosso, verde, nero e oro. Un cavaliere con questi colori lo troviamo anche nella  battaglia di Anghiari conservata a Dublino. Questo indossa una giornea ed un paramento sul cavallo con una rosa rossa (emblema degli Orsini), raggiata d’oro, fogliata di verde, il tutto su campo completamente nero (vedi ricostruzione fig.3 ).

orso orsini tecnica acquarello e matita

fig.3

Il Viviano scrive molto diffusamente di giornee e calze. Le prime erano solitamente di seta o di bambagio (sorta di stoffa fabbricata con stracci di cotone), potevano essere grandi, piccole o mezze giornee (queste ultime usate spesso in combattimento) e numerose cosiddette “della divisa .S.”. Per divisa si intendono i colori portati, in questo caso quelli del signore che erano rosso, bianco e azzurro e che rappresentavano araldicamente l’inquartato nel 1° e nel 4° di rosso , nel 2° e nel 3° fasciato ondato d’azzurro e d’argento  (vedi il paggio della fig.4 ). Questa divisa era usata da tutti i famigli del signore cioè i cavalieri che appartenevano alla “casa” (compagnia) di micheletto, ma anche da molti capitani, come Betuccio de Cortesi, Marco degli Attendoli, Bagnocavallo da Bagnocavallo,  Moschino e Antonio. Altri capitani invece sono ricordati con la propria divisa, come Tartaglia d’Arezzo che porta i colori rosso e bianco similmente ad Antonello e Francesco Seguro  e a Carnecina e Ragazzino. Panolino da Barbiano invece porta il bianco il rosso e il verde, mentre Renzo da Roma e Marinino da Bologna solo l’azzurro. Conestabili e relativi fanti appartenevano al signore perciò, come risulta anche dalle iconografie, portavano i colori degli Attendolo.

paggio degli attendolo tecnica acquarello

fig.4

Per le calze sempre suolate, vige la stessa regola tranne che per il  paggio ( il terzo elemento della lancia italiana ) che indossava calze bianche (vedi fig.4).

Anche dei pennacchi che avevano ormai sostituito il cimiero si parla spesso nei registri. Portati solo dai capitani e dai famigli del signore,  erano composti da penne di struzzo colorate per lo più con i colori degli Attendolo, tali colori però erano rappresentati in proporzione variabile, infatti Carnecina portava 17 penne bianche, 2 rosse e 6 azzurre, mentre Cola Scrima 7 bianche, 3 rosse e 15 azzurre. Altri capitani portavano colori diversi e non sempre quelli della propria divisa come per esempio Tartaglia che aveva 8 penne bianche, 8 nere e 8 verdi. Micheletto invece sul suo elmetto con il drago portava 30 penne di struzzo assieme a 5 penne di pavone (vedi fig.1). Questi pennacchi, anche di varie forme, non erano solo un elemento decorativo dell’elmetto ma probabilmente anche un “alto” segno di riconoscimento specialmente nel fumo o caos della battaglia.

Infine arriviamo alle bardature dei cavalli. Realizzate in cuoio, anche queste erano usate solo da capitani e famigli e spesso dipinte, come mostrano le iconografie del periodo. Nei registri sono menzionate come “paramenti” o “coverte” che durante la ferma sotto re Renato D’anioj (1435-1439) sono sempre bianche (forse più tardi verranno dipinte). Micheletto  ne usa vari tipi : di cuoio rosso, di velluto azzurro e d’oro, dipinte (vedi fig.1)., oppure come nel 1432-1433, periodo della ferma sotto Firenze, alcune con sopra cucite delle croci di panno, forse atte a  rappresentare la croce rossa simbolo del popolo fiorentino.

Una curiosità, i muli  usati come bestie da soma dalla condotta erano sempre bardati con “coverte rosse” (vedi fig.4).

Bibliografia : Registri della compagnia di Micheletto Attendolo, libri 3604, 3593, 3574.

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